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Reiki e animali
L'importanza dell'ascolto, della fiducia e del rispetto.
Chi vive accanto a un animale sa quanto sia importante imparare a comprenderne il linguaggio. Un cane che cerca la nostra vicinanza, un gatto che preferisce osservare a distanza, un cavallo che si avvicina spontaneamente: sono comportamenti diversi, attraverso i quali ciascun animale esprime le proprie necessità, il proprio carattere e la disponibilità a entrare in relazione con noi.
È proprio da questa attenzione che, a mio avviso, dovrebbe partire anche l'approccio al Reiki rivolto agli animali.
Il Reiki è una disciplina di origine giapponese, il cui fondatore è Mikao Usui. Attraverso una particolare pratica di presenza e imposizione delle mani, l'operatore si pone come tramite dell'energia universale. Si tratta di una concezione appartenente alla filosofia del Reiki.
Nella pratica con gli animali, il Reiki può essere proposto attraverso un contatto leggero oppure mantenendo le mani a una certa distanza dal corpo. Tuttavia, ciò che considero fondamentale non è tanto la posizione delle mani, quanto il modo in cui ci avviciniamo all'animale.
Non possiamo pretendere che un cane, un gatto o un cavallo rimangano immobili, accettino il contatto o si adattino alle nostre aspettative. Occorre lasciare loro il tempo di conoscerci, osservare le reazioni e comprendere quando è opportuno avvicinarsi e quando, invece, è preferibile fermarsi. Anche un allontanamento merita rispetto: può semplicemente significare che in quel momento l'animale non desidera interagire.
Ogni specie ha caratteristiche comportamentali differenti e, all'interno della stessa specie, ogni individuo porta con sé una propria storia. Un animale anziano, uno particolarmente diffidente o uno che ha vissuto esperienze difficili possono avere esigenze molto diverse. La familiarità dell'ambiente, la presenza di una persona conosciuta e la possibilità di muoversi liberamente sono aspetti da tenere in considerazione.
Durante questi momenti di tranquillità può accadere che l'animale scelga di distendersi, riposare o ricercare spontaneamente la vicinanza dell'operatore. Sono comportamenti che possiamo osservare.
Nella relazione con gli animali ritengo essenziale conservare un principio che accompagna anche il mio lavoro con il Tuina: non deve essere l'animale ad adattarsi all'operatore, ma l'operatore a rispettare l'animale.
A volte significa poter condividere un momento di quiete e vicinanza; altre volte significa semplicemente lasciare spazio, senza insistere.
Perché prendersi cura di un animale significa anche riconoscere la sua libertà, rispettare ciò che ci comunica e imparare ad ascoltarlo, anche quando sceglie di non avvicinarsi.
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